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Osteoporosi: una patologia silente

Le ossa ci sostengono, ci permettono di muoverci, proteggono i nostri organi. Sono insieme rigide ed elastiche, tanto da resistere alle normali pressioni, urti, torsioni a cui le sottopone il nostro vivere quotidiano. La parola osteoporosi è formata dal termine “osteo”, che significa “osso”, e dal termine “porosi” per indicare l’aumentata porosità del tessuto, che lo rende più sottile e fragile, e quindi più soggetto a fratturarsi anche senza trauma.

L’osso non è un tessuto statico, costituito una volta per sempre, ma segue un processo di continuo riassorbimento e riformazione della materia, processo che si chiama turnover osseo. Il turnover serve a rimpiazzare il tessuto invecchiato, o deteriorato, con altro tessuto nuovo e integro. Con il progredire dell’età il rapporto si modifica e la quantità di osso riassorbito inizia a superare la quantità di osso prodotto. Nelle persone affette da osteoporosi questo divario è grande e le ossa diventano sottili, fragili e, appunto, porose.

L’osteoporosi è detta “la malattia silenziosa” perché non dà sintomi: spesso ci si accorge di soffrirne solo dopo una frattura e qualche volta nemmeno in quel caso. L’osteoporosi inoltre è estremamente diffusa: si stima che, dopo i 50 anni, una donna su tre e un uomo su cinque sia destinato a subire una frattura da fragilità.

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